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LA PREVENZIONE E IL RECUPERO MUSCOLARE NEL CICLISMO E NELL'ATLETICA

Con il procedere del tempo è notevolmente aumentato il bisogno della fisioterapia nell’ambito sportivo.Analizzando in maniera particolare il ciclismo e l’atletica, è bene fare subito una distinzione: il ciclismo necessità della fisioterapia soprattutto, tranne in casi eccezionali, per quel che riguarda il massaggio; l’atletica necessita della fisioterapia anche come mezzo di recupero a traumi muscolari di tipo indiretto (contrattura, stiramento, strappo).

In questo intervento analizzerò più approfonditamente la parte manuale e quindi del massaggio per il ciclismo e i traumi muscolari, quindi la loro classificazione, la prevenzione e il loro trattamento per quanto riguarda l’atletica.

IL CICLISMO

Lo sport della bicicletta presenta un quadro clinico molto semplice, in situazioni di normalità, ovvero senza postumi di cadute. Il ruolo del massaggiatore è però molto importante poichè può garantire all’atleta un completo recupero in caso di ripetute competizioni nell’arco di più giorni, come può essere una corsa a tappe.Infatti, il ripetuto esercizio fisico tra i suoi effetti ha la produzione di acido lattico e di cataboliti che provocano lo stato di affaticamento.La rimozione di questo acido lattico dal sangue viene aiutata da un recupero attivo, non sempre possibile nelle gare a tappe, o dal massaggio.

Effetti del massaggio.
Questa tecnica manuale rappresenta una importantissima fonte di recupero e di guarigione.I suoi effetti principali sono sicuramente l’innalzamento della temperatura locale, dovuta ad una vasodilatazione e quindi ad un apporto di sostanze nutritive per il muscolo.Favorisce la cosiddetta “vis a tergo”, ovvero il ritorno venoso del sangue; ed è proprio questa azione sul circolo sanguigno che ne migliora la circolazione sia nei vasi capillari, sia nelle vene e arterie. Tutto ciò permette un più rapido smaltimento dei cataboliti, veicolandoli agli organi escretori  e,  come già spiegato, un maggiore apporto di ossigeno e sostanze energetiche ai muscoli.

Indicazioni generali al massaggio.
Ovviamente non esiste solamente un massaggio di tipo sportivo, ma molte altre tecniche. Tra queste la più utilizzata riguarda massaggio terapeutico. Questo tipo di trattamento si indirizza ad una serie di sintomi che compaiono nel corso di affezioni traumatiche, reumatiche, circolatorie, nervose. La tecnica da utilizzare dipende ovviamente dal tipo di problema.

Per esempio in presenza di edema, che ricorre spesso in situazioni traumatiche contusive e non solo, occorre massaggiare in modo prolungato, con manovre come le pressioni locali, gli sfioramenti e le frizioni profonde. Queste ultime sono particolarmente utili nelle insufficienze del circolo di ritorno sia venoso che linfatico.I noduli muscolari poi saranno trattati con le pressioni locali: prima si comincierà perifericamente alla zona indurita, per poi passare al trattamento della zona dolorosa.Le zone legamentose o tendinee, sono frequentemente trattate con il massaggio trasverso profondo secondo Cjriax. Il massaggio inoltre è molto utilizzato, e lo vedremo meglio più avanti, in presenza di cicatrici, sia cutanee che muscolari : in questo caso il trattamento ha lo scopo di distaccare, rompere o meglio prevenire la formazione di aderenze cicatriziali, ridando così ai tessuti una migliore elasticità. In questo caso vengono utilizzate manovre classiche di scollamento cutaneo, impastamento sulla cicatrice stessa e sulla zona circostante.

Controindicazioni al massaggio.
Ovviamente ci sono alcune importanti controindicazioni alle manovre sopracitate.La più importante è rappresentata da tutti i processi infiammatori in fase acuta, quindi con calore, dolore, arrossamento e limitazione funzionale. In linea generale, è controindicato in ogni malattia acuta o in fase di piena evoluzione (tubercolosi o cancro). La fragilità capillare può essere una controindicazione specialmente se il massaggio viene applicato direttamente sulla zona di fragilità, in quanto come già accennato provoca un’importante vasodilatazionePossono poi esistere fattori di momentanea controindicazione come dermatiti o ulcerazioni cutanee.

Fisiologia legata alle fonti energetiche del muscolo.
Quando il muscolo si contrae, utilizza le riserve di fosfati energetici presenti all’interno della struttura; questo processo provoca un debito di ossigeno alattacido dovuto al fatto che l’apparato cardio-circolatorio-respiratorio non riesce ad adeguarsi immediatamente alle richeste in  termini energetici del muscolo. Questo però non provoca la formazione di cataboliti, poichè il debito di ossigeno viene velocemente pagato.

Se però il lavoro muscolare prosegue, il muscolo comincia ad utilizzare  come “carburante” il glucosio proveniente dalle riserve di glicogeno presenti nel muscolo e nel fegato.Il glucosio viene catabolizzato ad acido piruvico ed entra nel ciclo di Krebs producendo energia sotto forma di ATP e cataboliti che verranno man mano smaltiti.Tutto ciò accade quando si ha un sufficiente apporto di ossigeno.

Quando però l’ossigeno diventa insufficiente grazie ad un’intensa attività( come nel caso del ciclismo) il suddetto acido piruvico non può entrare nel ciclo di Krebs e viene convertito in acido lattico. Questo si accumula  nel muscolo e ne cambia il Ph, portando così affaticamento muscolare e crampi.

Manualità.
Sfioramento: è la prima manovra che deve essere effettuata. Lo scopo è quello di prendere un primo contatto con l’atleta, quindi di capire dove sono le principali tensioni, di dare inizio all’innalzamento della temperatura della zona trattata e infine di stendere il prodotto utilizzato per il massaggio( olio defaticante, gel o olio neutro).

Frizione dinamica.
E' la manovra successiva allo sfioramento. Qui si comincia ad andare più in profondità, con un’azione a livello connettivale e muscolare. La manovra deve essere lenta e profonda per avere un vero e proprio effetto di svuotamento per eliminare i cataboliti formatisi con lo sforzo muscolare.

Impastamento.
E' la manovra più importante per l’eliminazione di acido lattico e cataboliti. Si esegue solamente su importanti masse muscolari come il quadricipite o uno sviluppato tricipite surale. Con una manualità specifica si attua una vera e propria spremitura del muscolo che, attraverso questo meccanismo di spremitura e immediato rilasciamento, si libera dei cataboliti e dell’acido lattico rimasto. Con l’impastamento si arriva più in profondità che con le altre manovre, ed è per questo che bisognerebbe evitarlo dove sono presenti linfonodi, ovvero, per quanto riguarda l’arto inferiore, gli adduttori.

Stretching.
Come vedremo anche successivamente ci sono state molte discussioni sullo stretching. Fino al 1998 era considerato quasi una panacea, dal 2000 invece, da molti viene sconsigliato. Sicuramente ci sono vari tipi di stretching e ognuno può avere una funzionalità differente.Gli esercizi di stretching sollecitano, oltre alle fibre muscolari, anche il tessuto connettivo (tendini, fasce ecc.) presente nella struttura contrattile. Il tessuto connettivo è estensibile, ma se non viene regolarmente sollecitato con l'esercizio fisico, in breve tempo perde questa caratteristica essenziale.Rimanendo in ambito ciclistico, esso può essere eseguito al termine della seduta di massaggi ma in maniera passiva, ovvero fatto dal massaggiatore stesso e possibilmente deve essere controllato. Ovvero mantenendo le posizioni per circa 10-15 secondi e attuando uno stretching statico e non balistico( più conosciuto come molleggio) in quanto quest’ultimo fa attivare nel muscolo il riflesso di stiramento (riflesso incondizionato che ordina al muscolo di reagire ad una tensione brusca con una rapida contrazione) e quindi si avrebbe un effetto contrario al desiderato.

L' ATLETICA

Per quanto riguarda l’atletica tratteremo la prevenzione e l’eventuale recupero di lesioni muscolari.Sicuramente i gruppi muscolari più coinvolti sono gli ischio-crurali e il tricipite surale.Il meccanismo alla base dei traumi è rappresentato prevalentemente dalla contrazione di tipo eccentrico quando si tratta degli ischio-crurali e per quanto riguarda il tricipite surale quando si sta passando dalla fase eccentrica alla fase isometrica.Inizierò citando brevemente le principali lesioni muscolari di tipo indiretto, ovvero di tipo non contusivo.

Traumi in accorciamento.
CrampoContrattura (dolore muscolare che insorge quasi sempre a distanza dall’attività sportiva, non ben localizzato, dovuto ad un’alterazione diffusa del tono muscolare grazie ad uno stato di affaticamento del muscolo.)

Traumi in allungamento.
Stiramento (dolore muscolare acuto, insorto durante l’attività sportiva, generalmente ben localizzato, non è presente un’impotenza funzionale immediata, ma l’atleta è in ogni caso costretto ad interrompere l’attività. Strappo ( dolore muscolare acuto, violento che compare durante l’attività sportiva, dovuto a lacerazione di un numero variabile di fibre. La quantità di tessuto muscolare leso suddivide lo strappo in I, II e III grado.)

Questi tipi di traumi e particolarmente i più gravi ovvero quelli in allungamento presentano fattori di rischio, che possono essere suddivisi in intrinseci (anamnesi positiva per lesioni muscolari, età, sesso, deficit muscolari, alterazioni posturali, fatica, insufficiente flessibilità, inadeguata preparazione e riscaldamento) ed estrinseci (condizioni climatiche, attrezzi, terreno e abbigliamento). Le statistiche evidenziano anche come fattore determinante dell’infortunio un precedente trauma non trattato correttamente.
Avendo così analizzato i principali fattori di rischio passiamo ora ad illustratre come è possibile preveniore al meglio questi traumi.Il meccanismo maggiormente correlato al possibile danneggiamento della fibra muscolare risulterebbe essere la contrazione di tipo eccentrico. La contrazione di tipo eccentrico è un particolare tipo di attivazione muscolare durante la quale il muscolo produce forza, anziché accorciandosi come durante il lavoro concentrico, allungandosi. Durante questo meccanismo, poiché la vascolarizzazione muscolare è interrotta, il lavoro svolto è di tipo anaerobico e questo determina sia un aumento della temperatura locale, che dell'acidosi, oltre ad una marcata anossia cellulare. Questi eventi metabolici si traducono in un'aumentata fragilità muscolare ed in una possibile necrosi cellulare, sia a livello muscolare, che del connettivo di sostegno. 
Per prevenire dunque gli infortuni muscolari si è deciso di utilizzare proprio l’allenamento eccentrico, per “abituare” il muscolo ad uno sforzo di questo tipo. La metodica di lavoro consiste nel ricercare l’instaurarsi di un ambiente muscolare acido e, una volta creatasi questa situazione, nell’ introdurre immediatamente una serie di contrazioni eccentriche rapide dette “contrazioni eccentriche flash”.  L'acidosi muscolare può essere prodotta da una serie di cinque scatti a velocità massimale per 20 secondi,  su distanze brevi (20-30 metri) con arresto e cambi di direzione immediati, in modo da riprodurre il più possibile il modello prestativo.

In questa foto è illustrato il lavoro dei muscoli ischiocrurali.

Dopo aver svolto questo vero e proprio programma di prevenzione è fondamentale prima della prestazione osservare alcune norme per evitare ulteriormente l’infortunio.L’aspetto principale è sicuramente il riscaldamento che deve essere possibilmente eseguito singolarmente, anche se non sempre ciò può avvenire, in quanto dovrebbero essere osservate le esigenze soggettive di ciascun atleta.
Per quanto riguarda lo stretching può essere molto importante se ben gestito: infatti non deve essere inteso come mezzo di riscaldamento. Il muscolo per considerarsi caldo deve raggiungere una temperatura pari a 39° C. Lo stretching non ha quest’effetto però può diventare importante per aumentare la flessibilità e l’elasticità di muscoli e tendini e prevenire quindi infortuni muscolari. Come spiegato in precedenza, non deve essere uno stretching di tipo balistico, ma statico o, per quanto riguarda atleti che svolgono gesti specifici di corsa o salto, può trattarsi di stretching dinamico.  In questi esercizi il muscolo agonista contraendosi rapidamente tende ad allungare il muscolo antagonista (il muscolo che in questo esercizio vogliamo allungare); si effettuano, quindi, movimenti a "rimbalzo" con una certa rapidità.
La tecnica consiste nello slanciare in modo controllato le gambe o le braccia, in una determinata direzione, senza molleggiare, rimbalzare o dondolare.

Leggi generali dello stretching:

1. Trazione costante senza molleggi da 10 a 30 secondi.
2. Mai oltre la soglia del dolore.
3. Riscaldamento generale prima dello stretching.
4. Concentrazione.
5. Controllo del respiro.
6. Alternare l'estensione dei muscoli agonisti con quelli antagonisti.

Leggi generali dello stretching dinamico:     

1. Procedere ad un riscaldamento generale e settoriale (rotazione delle articolazioni: collo, spalle, gomiti, polsi)
2. Iniziare con slanci lenti e sciolti e gradatamente aumentare l'ampiezza oppure la velocità di esecuzione.     
3. Controllare il movimento.     
4. Terminare gli slanci quando si manifestano i primi segni di fatica in una diminuzione di ampiezza e velocità.     
5. Non fare questo tipo di stretching quando i muscoli sono affaticati.
I muscoli stanchi sono meno flessibili, meno veloci e più soggetti a traumi.

Quando si verifica un infortunio muscolare non è sempre facile arrivare ad una precisa diagnosi.
Per quanto riguarda i traumi in accorciamento si avverte, come già detto, un dolore mal localizzato e comparso dopo l’attività fisica. Il trattamento di questo tipo di traumi è molto semplice. Si effettuano principalmente impacchi di ghiaccio, per poi passare dopo 24 ore a impacchi caldo-umidi che favoriscono il miorilassamento, dopodichè viene introdotto il massaggio locale e l’allungamento muscolare. I tempi di recupero sono di circa 4-5 giorni.
Per quanto riguarda invece i traumi in allungamento le cose si complicano leggermente. Per poter diagnosticare con precisione un problema di questo tipo ci si avvale dei dati sopracitati, ovvero l’insorgenza del dolore o l’impotenza funzionale, e dopo circa 48 ore dell’ecografia. Essa è in grado di identificare con precisione la sede e l’estensione del danno. 
Il migliore trattamento delle lesioni muscolari è quello finalizzato a limitare il danno, prevenire complicanze e recidive, favorire la guarigione riducendo i tempi di recupero. Durante le prime 24-48 ore è necessario limitare lo stravaso ematico e l’edema, che si verificano in conseguenza della vasodilatazione e della lesione del tessuto interessato dall’evento lesivo.E’ dunque per questo che l’ecografia viene svolta dopo 48 ore. Lo stravaso potrebbe falsarne il risultato.
Si applica quindi nei primi due giorni il metodo R.I.C.E. (riposo, ghiaccio (ice), compressione, elevazione) Il riposo va instaurato immediatamente per ridurre al minimo l'emorragia, la lesione e il gonfiore. Il ghiaccio limita l'infiammazione e riduce il dolore. La compressione e l’elevazione limitano l'edema.Dopo la conferma dell’ecografia a proposito della gravità dell’infortunio si comincia il trattamento adeguato al tipo di lesione.
Per quanto riguarda lo stiramento dopo il protocollo R.I.C.E. si può molto cautamente introdurre un massaggio superficiale e cominciare con sedute di stretching anch’esse molto controllate, soprattutto sotto la soglia del dolore. Tutto ciò si può associare a esercizi aerobici in fase di scarico, ovvero cyclette. Il recupero verrà poi terminato sul campo, dove inizialmente verrà data importanza al recupero del trofismo muscolare.Il recupero totale si avrà dopo circa 15 giorni quando verranno riproposte le normali sedute di allenamento.
Per quanto riguarda lo strappo muscolare, dopo il protocollo R.I.C.E. e una volta iniziato il processo di riparazione (dopo 48-72 ore), si da inizio ai trattamenti strumentali che accelerano il processo di riparazione stesso. Dopodichè al termine della cicatrizzazione si introduce un blando massaggio per impedire l’eccessiva formazione di tessuto cicatriziale e quindi di aderenze. Lo stretching è solamente passivo e viene quindi effettuato dal terapista sempre al di sotto della soglia del dolore. Il ghiaccio ed il  bendaggio funzionale concludono sempre la seduta riabilitativa durante i primi dieci giorni.
Dopo questa prima fase lo stretching da passivo diventa attivo, coinvolgendo i gruppi muscolari a monte ed a valle della lesione, con lo scopo di recuperare il più presto possibile il completo arco del movimento.Dopo circa 18-20 giorni e dopo la conferma di una perfetta cicatrizzazione viene introdotto il recupero muscolare, sempre gradualmente.
Infatti inizialmente si  sollecita il gruppo muscolare antagonista (in questo modo lavora blandamente anche il gruppo muscolare agonista), poi si utilizzano esercizi in catena cinetica che determinano un'attivazione di tutta la muscolatura dell’arto senza sollecitare in maniera specifica un singolo muscolo. Verranno eseguiti esercizi isometrici ed esercizi contro blanda resistenza manuale. 
L'obiettivo della riabilitazione è senz’altro il ripristino delle caratteristiche di forza e resistenza del muscolo infortunato. Il ritorno alla normale attività sportiva ed alle competizioni sarà quindi permesso soltanto in presenza di un deficit di forza non superiore al 10%, documentabile con il test isocinetico comparativo tra arto sano e leso.I tempi di recupero variano a seconda del grado di lesione e vanno dai 30 giorni per uno strappo di primo grado a oltre 45 per uno di terzo grado. 

Stefano Conti

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